Il cervello ed i nervi (che ne rappresentano l'estensione in tutto il corpo) sono degli organi assai esigenti e voraci: nel senso che per funzionare in modo ottimale hanno bisogno del 20% del nutrimento necessario per l'intero organismo, pur rappresentandone in peso solo il 2%.
Se sono carenti vitamine e sali minerali (in organismi che ne hanno un fabbisogno superiore alla media) abbiamo allora i sintomi dell'esaurimento, o spasmofilia, o distonia neurovegetativa, tutte espressioni sinonime per indicare quelle sindromi estremamente comuni che descriverò in seguito e che tormentano buona parte della nostra moderna società superstressata.
Se è carente il carburante base dell'organismo (e specifico per i nervi) cioè il glucosio, abbiamo gli stessi disturbi di cui sopra, riferibili in questo caso all'ipoglicemia.
Un altro caso più raro di carenza di un alimento essenziale per l'organismo e che porta agli stessi identici sintomi è quello del diminuito apporto di ossigeno, che si manifesta in alta montagna (per la ridotta pressione dell'aria) e che è grave soprattutto in chi ha scarsi mezzi di trasporto dell'ossigeno alle cellule, e cioè in chi ha meno emoglobina, o meno globuli rossi del necessario, cioè negli anemici.
I nervi per funzionare bene hanno quindi bisogno di una quantità ottimale di vitamine, sali minerali, di ossigeno (per questo è sufficiente non salire oltre i due-tremila metri di altitudine se si ha un difetto di ossigenazione), e soprattutto mantenere all'ottimo l'introduzione di glucosio.
Il glucosio, che è il carburante base di tutto l'organismo, può essere introdotto in diversi modi: il più diretto è l'assunzione di miele o di zucchero. Con trasformazioni chimiche più complicate, e quindi più lente, viene ricavato dagli alimenti contenenti idrati di carbonio: pane, pasta, patate, polenta, ecc. In modo ancora più indiretto, esso può essere ricavato dai grassi o dalle proteine. Il nostro corpo è quindi in grado di ricavare glucosio, se necessario, da qualunque fonte alimentare.
Per il funzionamento del nostro organismo, la quantità di glucosio presente nel sangue deve essere stabilizzata intorno ad un valore ben preciso: se la concentrazione è eccessiva, si ha iperglicemia, come nei diabetici; se la concentrazione è troppo bassa si ha ipoglicemia. (La glicemia è la quantità di glucosio nel sangue, espressa in milligrammi per 100 cc di sangue).
Per il benessere dell'organismo è necessario che il tasso di glicemia sia compreso in un intervallo molto ristretto: il tasso ottimale va da 90 a 110, quindi lo scarto in più o in meno è solamente del 10% rispetto al valore ideale. Se si considera che nell'uomo adulto vi sono in media 4,5-5,5 litri di sangue, possiamo calcolare che la quantità di glucosio in circolo è di circa 4,5-5,5 grammi: l'equivalente di un solo cucchiaino di zucchero! Si può ben comprendere che i meccanismi di regolazione della glicemia devono essere estremamente sofisticati per consentire di mantenere costantemente questi valori. Ci sono recettori sensibilissimi del tasso di glicemia, i quali stimolano istantaneamente la produzione di determinati ormoni per aumentare o abbassare il glucosio in circolo. Questi ormoni sono sostanzialmente due: il glucagone e l'insulina. Il primo provvede a immettere nel sangue il glucosio. All'opposto la seconda ritrasforma il glucosio in glicogeno, uno zucchero insolubile nel sangue, che ha una funzione di riserva.
Per la Medicina Ufficiale l'ipoglicemia è considerata una malattia solo quando il valore di glicemia scende al di sotto di 60. Quando il valore è compreso tra 60 e 90, non si ha una vera e propria malattia, ma si ha uno stato di malessere che dà luogo ad una serie di disturbi piuttosto fastidiosi. I disturbi di chi soffre di questa ipoglicemia subclinica sono svariati e sono molto simili a quelli della spasmofilia.
L'ipoglicemia colpisce soprattutto gli organi che hanno maggiore necessità di glucosio: il cervello e i nervi. L'ipoglicemia dà quindi prevalentemente disturbi di tipo psichico:
- Irritabilità
- Depressione
- Mal di testa
- Incapacità a concentrarsi
- Ansia
- Fobie
- Debolezza cronica
- Tendenza a dormire eccessivamente
- Palpitazioni, tachicardia
- Tremiti
- Visione confusa o doppia
- Colite
- Sindrome premestruale per le donne.
In certi casi può dare persino incubi, paralisi isteriche, balbuzie, afasia, convulsioni, comportamenti maniacali.
Ma a che cosa è dovuta l'ipoglicemia? Può sembrare strano che, con l'alimentazione sovraccarica di zuccheri e di calorie tipica dei paesi industrializzati, essa possa essere così diffusa. Ebbene, la causa dell'ipoglicemia non è quasi mai la carenza di zuccheri nell'alimentazione, ma è uno scompenso dei meccanismi biochimici di regolazione. Cioè nell'ipoglicemico si ha una eccessiva produzione di insulina, che avviene molto spesso in risposta alla stimolazione opposta, cioè ad una iperproduzione di adrenalina, un ormone che ha l'effetto di alzare il tasso di zuccheri nel sangue.
L'adrenalina è un ormone molto importante, perchè è quello che mette il corpo in condizioni di reagire ad uno stato di emergenza esterna. Si ha secrezione di adrenalina in risposta ad una situazione di pericolo, ad uno stress, e il suo effetto è quello di aumentare i battiti cardiaci, la pressione sanguigna, di far affluire il sangue ai muscoli e al cervello, di dilatare i vasi sanguigni, di aumentare la glicemia: cioè di preparare il corpo ad uno sforzo fisico immediato. Ciò permette di reagire ad un pericolo, passando repentinamente da uno stato di quiete ad uno di massima efficienza psico-fisica, di fuggire con la massima velocità o di aggredire con la massima forza a seconda delle necessità.
Tuttavia questa reazione istintiva, così utile all'uomo preistorico per sfuggire ai mille pericoli cui era sottoposto, nell'attuale sistema di vita è un po' eccessiva: non è certo possibile scaricare la propria aggressività a discapito del prossimo, come risposta agli stress cui si è quotidianamente sottoposti.
Quindi si ha una reazione di inibizione da parte del corpo che, sebbene necessaria ai fini di una civile convivenza, può portare all'eccesso opposto: cioè una ipersecrezione di insulina, con conseguente caduta verticale della glicemia. Si aggiunga che molte sostanze introdotte nel corpo come eccitanti hanno l'effetto di stimolare la secrezione di adrenalina: il caffè, il fumo, il thè, la coca-cola, e tutti gli altri alimenti contenenti caffeina. Queste sostanze hanno l'effetto immediato di dare "una sferzata" al nostro organismo, ma possono subito dopo provocare una reazione opposta di abbattimento, specialmente se introdotte a stomaco vuoto.
I sintomi di una crisi momentanea di ipoglicemia, come abbiamo visto sono vari, e assomigliano straordinariamente a quelli della spasmofilia (o distonia neuro-vegetativa). Qui di seguito elencherò solo i più importanti tra gli svariati e polimorfi disturbi della spasmofilia:
- Affaticamento
- Mal di testa di ogni genere
- Regolazione difficoltosa della temperatura corporea: a vampate di calore possono seguire brividi di freddo
- Anoressia (mancanza di appetito) o bulimia (fame eccessiva) con relativo dimagrimento od obesità
- Digestione laboriosa
- Stitichezza
- Nervosismo ed irritabilità
- Salti repentini d'umore che possono andare dalle crisi di risa alle crisi di pianto
- Ansia; angoscia
- Sudori freddi, tremori interni
- Fobie varie, come la paura di trovarsi in luoghi affollati, di uscire, di trovarsi in luoghi chiusi, ecc.; paure immotivate
- Depressione: sovente lo spasmofilo è portato a "piangersi addosso" si sente l'individuo più sfortunato della terra e quindi è triste, con i tratti tirati, un'aria mesta e lugubre
- Insonnia; incubi notturni
- Lipotimie (assenze). Il soggetto rimane come addormentato ad occhi aperti per qualche secondo o qualche minuto. Se lo si chiama non risponde in quanto non sente. Non è uno svenimento, ma è tuttavia una perdita di conoscenza proprio come se il soggetto fosse assente
- Crampi muscolari in ogni parte del corpo. Caratteristici quelli dolorosissimi del polpaccio che obbligano a saltar giù dal letto in piena notte, oppure quelli del pollice delle mani che si contrae e non riesce più a drizzarsi se non riportato al suo posto con l'altra mano
- Dolori vaganti in tutti i muscoli che impediscono movimenti e sforzi
- Formicolii alle mani, ai piedi, alla gola, attorno alla bocca e, caratteristici, nell'interno delle orecchie
- Mioclonie: gruppi di muscoli che si contraggono involontariamente e ritmicamente; clonie palpebrali: le palpebre hanno delle contrazioni ritmiche involontarie
- Vertigini
- Sensazione di nebbia dinnanzi agli occhi
- Percezione di punti scuri (mosche volanti) o di punti luminosi dinnanzi agli occhi
- Dolori vari alla colonna vertebrale, simulanti l'artrosi cervicale, dorsale, lombare.
- Palpitazione del cuore; tachicardia
- Dolore precordiale ed oppressione cardiaca (il classico macigno sul petto)
- Disfunzioni digestive, pseudo gastriti, pseudo coliti (assai più comuni delle vere coliti e che sono denominate "coliti psicosomatiche")
- Oppressione respiratoria pseudoasmatica; sensazione di soffocamento (il classico "nodo in gola")
- Unghie molli, che si rompono e si sfaldano facilmente, oppure che crescono in modo contorto (ai piedi)
- Capelli fragili, che si rompono e cadono con facilità
- Pelle delle mani e dei piedi che si screpola senza apparenti ragioni
- Carie frequenti ed importanti
- In qualche caso opacamento del cristallino con formazione di cataratta
- Nella sfera genitale, per l'uomo eiaculazione precoce, impotenza; per la donna: dolori mestruali, vaginismo, frigidità
- Malattie allergiche
- Psoriasi, eczemi, acne
- Ipotiroidismo.
Come già accennato per la spasmofilia, l'introduzione continua di tutti gli elementi vitali (in particolar modo sali minerali, vitamine, oligoelementi), porta ad uno stato straordinario di benessere.
Se vi è anche una componente ipoglicemica (e vi è quasi sempre) bisogna ridimensionare l'alimentazione, escludendo il più possibile i dolci di tutti i tipi.
Occorre ridurre al minimo soprattutto il consumo di zuccheri semplici, quelli più velocemente assimilabili dall'organismo: il saccarosio, sia quello raffinato contenuto nello zucchero comune, sia quello non raffinato dello zucchero di canna. Occorre limitare il più possibile anche il consumo di miele, di frutta dolce, torte, gelati, biscotti, ecc.
Occorre contenere anche il consumo di idrati di carbonio e amido, sostanze più lente da digerire, ma che comunque si trasformano anch'esse in glucosio. Essi sono contenuti nel pane, nella pasta, nel riso, nelle patate, nella polenta, e, in generale, in tutti i farinacei. Le farine integrali sono molto migliori in quanto la crusca in esse contenuta ritarda l'assimilazione degli zuccheri.
Inoltre occorre evitare i pasti troppo succulenti, consumando piuttosto una serie di pasti leggeri. In questo modo l'entrata in circolo del glucosio è distribuita uniformemente nell'arco della giornata.
Gli alimenti migliori per gli ipoglicemici sono le proteine e i grassi, lentissimi da digerire e che ritardano anche l'assimilazione degli zuccheri presenti contemporaneamente nello stomaco.
Queste misure così draconiane possono essere però molto attenuate con le nuove scoperte della nutrizione ortomolecolare.
IL CROMO
Infatti sono state scoperte importanti funzioni di certi composti organici dell'oligoelemento cromo, che hanno appunto il compito di equilibrare in modo naturale il metabolismo del glucosio, alterato negli ipoglicemici.
Sovente si legge sui giornali che vi sono gravi inquinamenti di cromo, o di zinco, o di rame, o di manganese, quasi che questi minerali siano pericolosi per la salute come il mercurio, il cadmio, il piombo. Ma non esiste un solo alimento che, assunto in dosi esagerate, non sia nocivo o addirittura mortale! Persino l'acqua fresca, in dosi dieci o venti volte la dose ottimale può provocare gravissimi inconvenienti. Non è che una questione di dose.
Il cromo e gli altri elementi citati, in piccole dosi sono addirittura indispensabili per la vita. La loro carenza, nell'alimentazione super raffinata dei giorni nostri, è responsabile di molte e gravi patologie, straordinariamente diffuse.
In dosi piccolissime il cromo è contenuto in tutti gli alimenti di origine naturale. La fonte più abbondante era data dalla crusca che fino agli inizi del secolo finiva regolarmente nel pane. Con il nostro pane bianco, i cibi artificiali, lo zucchero bianco, noi abbiamo ridotto il naturale introito di cromo, vitamine del gruppo B, vitamina E ed altri fattori a meno di un ottantesimo di quello normalmente assunto dai nostri nonni.
Quando si assumevano tutti questi alimenti, gli infarti (ed altre patologie collegate), il diabete e la diffusissima ipoglicemia (con corollario di stress, ansia, depressione, angosce, ecc.), molti difetti di vista (con il dilagare dell'uso degli occhiali) erano molto meno comuni di adesso.
Si suppone che il cromo sia un attivatore di enzimi e di alcuni importanti fattori. Uno è stato individuato: il Glucose Tolerance Factor - GTF che è essenziale per l'assimilazione del glucosio, per il corretto funzionamento dell'insulina e la produzione di energia.
Il lievito di birra è molto ricco di cromo: per il 25-40% sotto forma appunto di GTF. Il che significa anche che per il 55-75% il cromo fa parte di altri fattori sconosciuti, ma certamente importanti per la vita.
Questo è un punto molto importante: assumere il cromo come sale minerale serve a poco, in quanto il nostro organismo (soprattutto se debilitato) non è in grado di fabbricare in quantitativo sufficiente i complessi enzimatici che gli servono partendo dalla materia prima. Si è pensato di preparare sali organici di cromo come l'orotato (costosissimo) che funzionano meglio, ma non ancora in modo soddisfacente.
La via più naturale è quella di coltivare in un ricco substrato di cromo dei lieviti appositi che sintetizzano quindi in modo del tutto fisiologico quei composti di cui gli organismi viventi hanno bisogno. E' un procedimento non facile, ma così si può ottenere una ricca fonte di enzimi e fattori utilissimi per il nostro organismo.
Il lievito di selenio, ad esempio, funziona in modo migliore rispetto ai soliti prodotti industriali reclamizzati in tutto il mondo con tutti i mezzi, ma contenenti solo il selenio allo stato minerale.
Con il lievito di cromo, il vantaggio è ancora più evidente. Una capsula contenente cento microgrammi di cromo sotto forma di GTF ed altri fattori vitali assunta regolarmente ogni giorno dà importanti e rapidi risultati.
Prima di tutto nella regolazione della glicemia, il che è molto importante per i diabetici. Ovviamente il cromo non può sostituire l'insulina o gli ipoglicemizzanti, ma ne aiuta moltissimo la loro funzione. Con ogni probabilità aiuta altri fattori a prevenire il diabete. Poi nella regolazione dello zucchero nel sangue degli ipoglicemici, che in grado più o meno elevato costituiscono almeno l'80% della popolazione.
Il cromo aiuta moltissimo, il calcio, il magnesio, la taurina nel combattere l'ansia, le paure, la depressione, e tutti i numerosissimi disturbi causati dalle distonie neurovegetative o esaurimenti o spasmofilia che dir si voglia.
Regolarizzando la glicemia vien meno lo stimolo che spinge molte persone ad assumere più cibo del necessario. Quindi il cromo è utilissimo anche per chi vorrebbe perdere qualche chilo di troppo.
Non se ne conosce ancora bene il meccanismo, ma il cromo ha un'importanza capitale (insieme a vitamina E, selenio, inositolo, colina ed altri fattori) a ridurre i depositi di colesterolo e fibrina nelle arterie e quindi nel preservare la salute del sistema circolatorio.
Inoltre ha un'azione potente su molti disturbi visivi. Agisce forse sulla microcircolazione degli occhi o su altri meccanismi biologici. Il risultato evidente è che la vista di molte persone migliora in modo spettacolare nel giro di pochi giorni.
Sembra che il cromo agisca anche sulla cataratta e sui depositi di colesterolo nella cornea così comuni in persone di una certa età e che formano un anello biancastro in un organo in cui invece è meglio rimanga la trasparenza totale.
Le ricerche dei biochimici sulle funzioni del cromo negli organismi viventi continuano e si approfondiscono sempre più. Molto interessante è una vasta indagine compiuta negli USA: una persona sana che muore per un incidente ha un elevato quantitativo di cromo nelle arterie e nei tessuti cardiaci. Nei deceduti per infarto il quantitativo di cromo è invece estremamente basso. Se si aggiunge che l'intervallo fra la dose alimentare ottimale (100/200 microgrammi al giorno) e la dose tossica (da 1 milione a 8 milioni di microgrammi a seconda del composto di cromo) è molto ampia, conviene sicuramente non lasciare scarseggiare questo importantissimo microelemento.