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La Microdieta

Articoli del dr Martinat


«CON QUESTA DIETA RINGIOVANISCI DI 20 ANNI»


Lo afferma il dottor Sergio Martinat, un farmacista che ha importato la microdietetica. Basta integrare l'alimentazione con sostanze nutrienti di cui il cibo è spesso carente. «Per la cellulite aggiungete ai pasti vitamina C». «Contro i reumatismi, prendete magnesio più vitamina C e B6».

Pinerolo (Torino), aprile.
Prevenire i disturbi, ringiovanire di vent'anni, curarsi con sostanze nutrienti invece che coi farmaci: un sogno antico che sta diventando realtà. Negli Stati Uniti pare siano almeno 50 milioni le persone che si curano così. In Italia siamo appena agli inizi di questa che può essere definita una vera e propria rivoluzione terapeutica. E, come spesso accade, a portare avanti la novità è un singolo, che, un po' per istinto e un po' per caso, è approdato a questa nuovissima concezione della medicina, o meglio della farmacologia, e sta facendo di tutto per divulgarla. Questa persona è il dottor Sergio Martinat, farmacista.
Martinat ha 60 anni e, oltre alla passione per la medicina, ha quella per gli animali: intorno alla grande casa presso Pinerolo, dove abita e dove ha allestito studio e laboratorio, figura infatti un vero e proprio giardino zoologico con centinaia di animali: pappagalli, oche, anatre, daini, cervi, volpi, puzzole, lepri, marmotte, persino uno struzzo che si chiama Battista, oltre a un numero imprecisato di cani e gatti. La cura degli animali ha avuto, come vedremo, un ruolo importante anche per la terapia che Martinat ha messo a punto e che è nota all'estero come «medicina ortomolecolare». Il nostro farmacista di Pinerolo ha apportato alcune modifiche e aggiustamenti a questa terapia e l'ha ribattezzata «microdietetica».
«La farmacoterapia» dice Martinat «ha grandi meriti, soprattutto per quello che riguarda la cura delle malattie infettive. Ma, per le malattie metaboliche o da logoramento dell'organismo, che sono tante, i farmaci hanno un'efficacia relativa: curano i sintomi e danno un momentaneo sollievo, niente altro. In più, siccome il loro uso deve essere protratto a lungo nel tempo, finiscono per perdere efficacia e per dare effetti collaterali negativi. La medicina ortomolecolare, o microdietetica, come la chiamo io, si basa sull'uso delle «giuste molecole» e cura questi disturbi usando non farmaci (
drugs in inglese), ma sostanze nutrienti naturali (nutrients), quelle esistenti fin da quando esiste la vita sulla terra, i veri costituenti delle cellule, i mattoni, le materie prime della vita: enzimi, amminoacidi, vitamine, sali minerali, oligoelementi. Un'appropriata somministrazione di queste sostanze nutre le cellule in modo tale che con la loro forza intrinseca - quella che Ippocrate chiamava «vis medicatrix naturae» - hanno ragione delle malattie con un procedimento naturale. Finora, di queste sostanze se ne conoscono circa 120, ma ogni anno ne vengono scoperte di nuove. La medicina ortomolecolare si basa quindi su principi antichi come l'uomo ma sempre attuali, e per poterli utilizzare si serve delle conquiste più recenti della biochimica».

Questi 120 prodotti si trovano facilmente in commercio?
«Io me li procuro quasi tutti all'estero, per lo più in Germania, ma anche negli Stati Uniti, in Inghilterra e persino in Russia. In Italia ne trovo assai pochi, ed è inammissibile perché spesso si tratta di sostanze studiate anche da italiani, ma i cui studi vengono poi pubblicati all'estero. Inoltre, quei pochi prodotti che trovo qui non sono allo stato puro come vorrei io, per cui mi rifornisco all'estero».

Senta, dottore, ma queste sostanze nutrienti non sono già presenti nei nostri comuni alimenti? Non basta la normale alimentazione ad assicurarcene una dose sufficiente?
«Indubbiamente queste sostanze sono presenti in una proporzione dell'uno per mille circa nei cibi normali. Però, spesso, capita che l'organismo le disperda in misura eccessiva o che l'assunzione non sia sufficiente. Oggi poi l'alimentazione è particolarmente carente. Le faccio un esempio molto significativo: si tratta di un esperimento compiuto dal professor Roger Williams, famoso nutrizionista dell'Università del Texas, scopritore di due vitamine e fondatore dell'International academy of preventive medicine.
«Il professor Williams ha allevato un gruppo di topi da laboratorio con la tipica dieta americana a base di alimenti devitalizzati, come zucchero e farina bianca, e cibi in scatola o conservati. Media della vita delle bestiole: cento giorni. A tre mesi di età questi individui erano già vecchi, usurati, come capita oggi, purtroppo sempre più spesso, agli uomini di 50/60 anni. A un altro gruppo di cavie Williams diede cibi buoni, naturali, e la media della vita fu in questo caso di 700 giorni (7 volte tanto). Aggiunse a questa dieta un generoso supporto di vitamine e sali minerali e la sopravvivenza fu di ben 1400 giorni (14 volte tanto)».

Questo, a suo giudizio, potrebbe accadere anche all'uomo?
«Certi gerontologi d'avanguardia ipotizzano una vita futura di 150/160 anni. A me, questo sembra eccessivo. Però è certo che il giusto apporto di sostanze nutrienti, in grado di alimentare perfettamente le nostre cellule e quindi di rigenerarle e rivitalizzarle, potrebbe far guadagnare dieci, venti e anche trent'anni di vita giovane esente da acciacchi: quegli acciacchi che erroneamente si crede siano normale corollario della terza età. Se si pensa che molti disturbi, specie - come le dicevo - le malattie metaboliche e quelle da logoramento, dipendono da errata o carente alimentazione, ci si renderà conto di quanto sia importante fornire all'organismo il nutrimento giusto. La medicina ortomolecolare si occupa proprio di questo».

Chi ha ideato questo nuovo sistema terapeutico?
«Non io» si affretta a precisare il dottor Martinat. «L'idea è del premio Nobel Linus Pauling, uno dei più grandi scienziati del nostro tempo e l'unica persona vivente che abbia avuto due Nobel. A 85 anni compiuti, Pauling dimostra col suo esempio come si possa aumentare la vitalità di una persona anche se già avanti con gli anni. Un altro antesignano della terapia ortomolecolare è il prof. Albert Szent-Gyorgyi, premio Nobel 1937 per la medicina, scopritore della vitamina C, che a 90 anni compie ancora ricerche di laboratorio. E' stato però il prof. Roger Williams, che le ho già citato, a contribuire, più di ogni altro, all'enunciazione e alla dimostrazione della terapia ortomolecolare. E' lui che ha parlato di individualità biochimica, cioè delle ben precise esigenze individuali di ogni persona in fatto di principi alimentari, e dell'effetto sinergico di certe sostanze, ovvero della possibilità di potenziare l'azione di certe sostanze nutrienti combinandole fra di loro. La mia microdietetica si basa appunto su questi due principi».

Lei, dottore, come ha cominciato a occuparsi di medicina ortomolecolare?
«Io, come sa, sono farmacista, ma non ho mai lavorato in farmacia: mi sono sempre piuttosto occupato di ricerca farmacologica. Alla medicina ortomolecolare sono arrivato attraverso esperienze personali. Ho sempre avuto una grande passione per gli animali rari, che ho allevato a migliaia, e ogni allevatore sa che, per far crescere bene, far riprodurre e vivere a lungo gli animali, bisogna nutrirli nel modo migliore. Cosi, per i miei animali, ho messo a punto diete integrate da notevoli apporti di sostanze nutrienti: ho, in un certo senso, sperimentato su di loro, non per vedere se le sostanze che aggiungevo ai cibi erano tossiche, ma per farli vivere meglio e più a lungo».

E che risultati ha ottenuto?
«Le faccio solo qualche esempio: con la mia dieta, una ghiandaia ha raggiunto felicemente i 19 anni, contro i normali 6/8; sta benissimo e, come unico segno di vecchiaia, sta diventando bianca. Ho una volpe vitalissima a 18 anni, mentre normalmente questi animali a 12 anni sono già vecchi. E gli esempi potrebbero continuare a lungo. Con gli animali si sperimenta bene perché hanno la vita più corta della nostra ed è quindi possibile stabilire se la dieta funziona o no. Poi ho provato anche su di me: avevo vari problemi di salute, cuore eccitabile, allergie, perdevo con facilità denti e capelli. Ho cercato di aiutarmi da solo e ho provato tante diete e tante cure, ma solo coi prodotti ortomolecolari sono arrivato a ottenere buoni risultati. Infatti, da anni, non perdo più né denti né capelli, e ho risolto tutti gli altri miei problemi di salute. In seguito sono passato a curare i familiari, gli amici, i conoscenti, i conoscenti dei conoscenti, e ormai sono migliaia le persone che ho aiutato con questa terapia».

Lei lavora e sperimenta sempre da solo?
«Per molti anni ho lavorato da solo. Poi mi sono messo in contatto coi laboratori americani, ci sono stati scambi di informazioni, di prodotti e, poco per volta, ho messo a punto la mia tecnica. Il principio di base è semplicissimo: vitamine, sali minerali, enzimi, oligoelementi vengono estratti dai normali alimenti (i 120 di cui le dicevo) e con questi, secondo certe proporzioni, viene integrata la dieta abituale. La differenza tra il mio metodo e quello americano è che loro somministrano tante pillole, mentre io preparo dei cialdini che contengono le sostanze nutrienti allo stato puro, personalizzate a seconda delle esigenze. Evito così additivi, coloranti, riempitivi. Pensi che certe pillole contengono uno, due milligrammi di prodotto attivo e cinquecento di riempitivo cosiddetto inerte, che inerte, in realtà, non è mai. La mia terapia, che io chiamo “microdieta”, prevede unicamente sostanze pure. Queste sostanze non hanno controindicazioni, non sono pericolose, non danno reazioni collaterali, non creano assuefazioni, proprio in quanto sono dei nutrienti naturali e non dei farmaci».

Dottore, qual è l'efficacia di base della sua microdieta?
«Produce una vera e propria rigenerazione di tutte le cellule, in altre parole un ringiovanimento: aumenta l'azione degli ormoni, dei sistemi di difesa, di ricostituzione dei tessuti e del sistema immunitario. Il presidente americano Reagan, che si cura con la medicina ortomolecolare, è la dimostrazione vivente dell'efficacia di questa cura, che si è rivelata il metodo più valido per prevenire le disfunzioni e il logorio dell'organismo e prolungare la vita in buona salute. In poche parole, le cure ortomolecolari rafforzano le difese dell'organismo: è poi l'organismo stesso che provvede, coi mezzi fornitigli dalla natura, a eliminare le disfunzioni che lo affliggono. Il processo, rispetto a quello dei normali farmaci che però colpiscono solo il sintomo, e più lento ma ben più radicale. Recentemente, nel corso di una conferenza, il professor Carlo Sirtori, presidente della Fondazione Carlo Erba di Milano, ha fatto una affermazione che qualunque sostenitore della terapia ortomolecolare potrebbe sottoscrivere al cento per cento».

Che cosa ha detto?
«Queste testuali parole: “Due sono i punti fermi della vita: nascere bene e non invecchiare. E non invecchiare significa anche evitare cancro, arteriosclerosi, infarti, trombosi cerebrali, artriti, artrosi, enfisema, diabete...”. E ha aggiunto che la via da seguire per ovviare a questi problemi è l'uso di “cocktail di vitamine, sali minerali ecc.”. In altre parole, la mia microdieta!».

Dottore, vogliamo vedere, nello specifico, qual è il campo di azione ottimale della terapia ortomolecolare?
«Gli effetti migliori si ottengono nelle malattie da logoramento dell'organismo, che costituiscono il 90 per cento degli acciacchi che ci affliggono. Parecchie altre terapie e metodologie si propongono questo stesso scopo, ma quasi tutte presuppongono l'adozione di diete rigorose, che sono difficili da seguire e costringono inoltre a rinunciare a tante piccole gioie della vita: perché rinunciare ai buoni piatti della nostra cucina sulla lunga è deprimente...».

Con la microdieta non c'è bisogno di rinunciare a niente?
«Si può rinunciare a molto meno. Io consiglio un'alimentazione normale, moderata, evitando gli eccessi, il fumo e i superalcolici, controllando specialmente lo zucchero e i grassi, il che non significa eliminarli del tutto; ovviamente bisogna vedere di caso in caso. E integrare regolarmente la dieta con i bioregolatori, cioè con i microalimenti».

«Mio padre a 85 anni ha ripreso a guidare»


La microdieta va bene per tutti?
«Va personalizzata. Ogni individuo è diverso dall'altro e ha le sue particolari esigenze, per cui ha bisogno di una microdieta su misura che tenga conto dei suoi disturbi, delle sue carenze, degli antagonismi e dei sinergismi dei singoli nutrienti. Per far questo, ci vuole un vero esperto e perciò io auspico, per l'avvenire, l'avvento di una nuova professione, quella del microdietologo, che si specializzi in questa materia, non difficile ma molto complicata».

Dottore, torniamo alle malattie che si curano con la microdieta. Quali sono esattamente?
«Le elenco le più comuni. Gotta e iperuricemia: la microdieta riporta a livelli normali nel giro di pochi giorni l'eccesso di acidi urici nel sangue. Diabete: in poco tempo diminuisce la glicemia e regrediscono i vari disturbi collaterali. Mia suocera, che è diabetica, ha recuperato buona parte della vista e cammina molto meglio. Sia ben chiaro, dal diabete non si guarisce, ma ci si dimentica quasi di averlo... Vecchiaia: si hanno impressionanti recuperi di salute da parte degli anziani che assumono la microdieta: mio padre, 85 anni, diabetico anche lui, dopo due mesi di cura ha ripreso a guidare la macchina e a fare lavori anche pesanti, come spaccare la legna. Poi allergie, stress, esaurimento, debolezza sessuale, coliti, disturbi digestivi, depressione, ansia, pressione bassa, mal di testa, disfunzioni circolatorie e cardiovascolari, geloni, flebiti, fragilità capillare, alterazioni del sistema immunitario: se assunta con regolarità, la microdieta opera miracoli. Inoltre aiuta enormemente nella cicatrizzazione delle ferite e delle ustioni e nei postumi degli interventi chirurgici: il professor Gaetano Azzolina, nella sua clinica, fa un largo uso di vitamine per gli stati postoperatori».

E per il male del secolo, il cancro, c'è qualche apertura?
«La microdieta ha sicuramente un effetto preventivo: un miscuglio di vitamine A, C, E, tutto il gruppo B, più selenio e magnesio ha senza alcun dubbio un effetto anticancro: lo dice anche quel grande esperto che è il professor Umberto Veronesi di Milano. Le vitamine A e C sono molto utili nel cancro al seno e ai polmoni, come hanno confermato esperimenti sui topi: per cui, chi fuma dovrebbe almeno prendere tanta vitamina A e C. Questo a livello preventivo. A livello curativo, nei tumori benigni c'è sicuramente un'azione benefica. Negli altri c'è un rallentamento».

Indubbiamente è un campo tutto aperto alla sperimentazione…
«Sì. Quello che è certo è che continuamente emergono fatti nuovi. E si può dire con certezza che conoscendoci meglio e nutrendoci nel modo giusto si può stare molto meglio. Per esempio, si è scoperto che certi stati fisiologici sembrano responsabili dei nostri comportamenti: è stato appurato che i delinquenti sono al 70% degli ipoglicemici e i nevrotici lo sono al 90%. E' gente cioè che ha meno zucchero in circolo di quanto dovrebbe averne. Sarebbe interessante sperimentare anche in questo campo, e in America hanno già cominciato a farlo».

Come prepara le microdiete?
«Mi faccio mandare i prodotti, mi tengo aggiornato, leggo tutta la letteratura che riesco a reperire sull'argomento (la maggior parte è in inglese), poi controllo, verifico, sperimento prima su di me poi sui parenti e gli amici. Preparo le microdiete in base ai disturbi e alle carenze e le consiglio serenamente perché danni non se ne fanno, in quanto si tratta appunto di nutrienti, e non di farmaci».

Dottore, ci dà qualche consiglio pratico per disturbi molto comuni?
«Volentieri. Per le rughe, prendere molta vitamina C, che ricostituisce il collagene, cioè l'impalcatura del corpo. Per la cellulite, ancora vitamina C. Per i reumatismi, che spesso dipendono da carenze di magnesio, ci vuole magnesio più vitamina C e B6 per farlo assorbire. Per il mal di testa, vitamina B3, perché spesso è dovuto a carenza di questa vitamina. Per la circolazione, soprattutto vitamina E, che fa sciogliere i trombi. Comunque le ricette pronte valide per tutti non sono molte, perché, come le dicevo, ogni persona richiede una terapia, o meglio una microdieta specializzata».

Lei mi diceva di essere, per ora, l'unico in Italia a conoscere e praticare la medicina ortomolecolare in «toto»; come mai una terapia come questa, che in fondo è semplice, innocua e si basa su principi naturali, stenta ad imporsi e non è riconosciuta ufficialmente?
«Perché la medicina ufficiale è succuba delle società farmaceutiche. La medicina ortomolecolare usa esclusivamente sostanze naturali che, in quanto tali, non possono essere brevettate e non offrono quindi la possibilità di grossi profitti. Le sostanze usate dalla medicina ortomolecolare costano pochissimo: pensi, del resto, che anche nei farmaci chimici il costo della materia prima non supera il 5 per cento di quello del prodotto finale, così come arriva sul mercato».

Articolo pubblicato sul settimanale “La Domenica del Corriere” del 20 Aprile 1985


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